“Si è verificato un errore!”

29 08 2009

Nell’indole umana nasce l’errore, e la sua conseguente azione.
E con il nostro agire confermiamo il verbo.
Ma di tutti gli sbagli il più grande sta nel cercare risposta a precise domande.
Chi siamo, Perché siamo e Cosa saremo: ed ecco l’
errore. Nasce e prende forma dalla nostra presunzione.
Guardiamo il mondo con l’umiltà che ci è stata concessa.
Cerchiamo la nostra risposta, e non la prediletta.
Vi prego ancora una volta: Viviamo di questa!.

Sbagliare è vitale.

È con la sua fermezza, la sua perversione, che diventiamo noi stessi ERRORE.





“Desolazione di un attimo”

22 06 2009


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Molto spesso arriviamo a perderci.

A perderci in noi stessi, nella desolazione di un attimo. E quanto spesso accade nella vita di ogni uomo, non possiamo nemmeno immaginarlo.

Siamo deboli, e spesso vittime delle circostanze.

Il male e il bene appartengono alla stessa persona, la nostra. Fautori del nostro cammino, della grande gioia e del grande dolore.

Vivere significa donare qualcosa di sé, affinché qualcuno possa gioirne. Ecco il compendio del Bene. Un Bene inteso come dono e non come privazione, che trova la sua giusta forma nel Male.

La vita stessa è il dono più grande di cui siamo i possessori. Volere il bene per se stessi significa preservare la propria esistenza, affinché anche gli altri possano goderne, perché ognuno di noi ha qualcosa di unico e speciale da donare alla vita.

Viviamo per noi stessi innanzitutto, per il dono più grande mai concesso, per il nostro bene e per quello degli altri.

Arriviamo a perderci si… ma finiamo anche per trovare noi stessi… in quella stessa desolazione.





Socrate

20 06 2009

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“La morte è l’una o l’altra di due cose. O è un annullamento e i morti non hanno coscienza di nulla; o, come ci vien detto, è veramente un cambiamento, una migrazione dell’anima da un luogo ad un altro.”





Il pensiero di John Locke (Parte seconda)

17 06 2009

Estratto da: Guida dell’intelligenza


“Tutti siamo affetti da miopia e spesso vediamo delle cose un sol lato, senza scoprirne tutto l’insieme. Nessuno, per quanto io ne sappia, è esente da questo difetto. Noi vediamo e non conosciamo che in parte; non è quindi da meravigliarsi se dalla nostra incompleta conoscenza traiamo non esatte conoscenze. Coloro che tendono alla scoperta di tutta intera la verità non guardino soltanto ciò che li circonda e non credano che la verità si trovi soltanto nelle scienze che essi studiano o nei libri che leggono: condannare le altre opinioni prima di averle esaminate è piuttosto un volersi cavar gli occhi che una prova che altri vivono nel buio. Se si vuole possedere quel tesoro che è la verità, non vi è altro mezzo che scavare profondamente nelle viscere della terra e smuovere molto fango; si trovano, è vero, sempre in questa maniera ghiaia e sassi, ma l’oro non cessa perciò di essere oro; e chiunque si prenda cura di ricercarlo finisce per arricchire. Non è da temere che la coesistenza nello stesso luogo possa ingannarci, perchè tutti disponiamo di una pietra di paragone della quale possiamo servirci per distinguere il vero dal falso, la verità da ciò che ne ha solo l’apparenza. E se non possiamo più usare di questa pietra di paragone – e, cioè, della ragione – o se questa pietra si guasta, ciò deriva unicamente dai pregiudizi di cui siamo imbevuti, dall’orgoglio che ci acceca e dagli angusti confini che chiudono il nostro spirito.”





Il pensiero di John Locke (Parte prima)

10 06 2009

Estratto da: Saggio sull’intelletto umano

“La candela che è accesa in noi fa luce abbastanza per tutti i nostri propositi. Dobbiamo essere soddisfatti delle scoperte che possiamo fare alla sua luce; e faremo un uso corretto della nostra intelligenza, quando entreremo in rapporto con tutti gli oggetti nel modo e nella proporzione adatta alle nostre facoltà, e sulla base dei fondamenti che possono essere proposti a noi, e se non richiederemo perentoriamente o con intemperanza la dimostrazione e chiederemo la certezza dove la probabilità soltanto può essere ottenuta, una probabilità che sarà sufficiente a dirigere tutti i nostri interessi. Se rifiuteremo la credenza in ogni cosa, perché non possiamo conoscere con certezza tutte le cose, saremo tanto saggi come chi non usasse le gambe, ma restasse fermo e morisse, perché non ha ali per volare. Quando avremo conosciuto la nostra forza, sapremo meglio che cosa intraprendere con speranza di successo. E quando avremo passato accuratamente in rassegna i poteri del nostro spirito e fatto una qualche stima di che cosa ci possiamo aspettare da essi, non avremo piú la tendenza o a restar fermi e a non far lavorare affatto il nostro pensiero, disperati di non poter trovare nulla, né, d’altro lato, metteremo in questione ogni cosa, e rifiuteremo ogni conoscenza, perché alcune cose non possono essere intese.”





Blade Runner

25 05 2009

Rutger Hauer nei panni del replicante Roy Batty, prima di morire afferma:

« Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi.

Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione,
E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.
E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo…
come lacrime nella pioggia.

È tempo… di morire. »


Scena tratta dal film Blade Runner del 1982, diretto da Ridley Scott






Solitudine

25 05 2009

Ha una sua solitudine lo spazio,

solitudine il mare

e solitudine la morte – eppure

tutte queste son folla

in confronto a quel punto più profondo,

segretezza polare,

che è un’anima al cospetto di se stessa:

infinità finita.

(Emily Dickinson)





Virginia Woolf: “Lettera di addio al marito”

4 05 2009

Il sentimento di una donna interamente racchiuso nelle parole di questa lettera.

A Leonard:

“Carissimo. Sono certa che sto impazzendo di nuovo. Sono certa che non possiamo affrontare un altro di quei terribili momenti. Comincio a sentire voci e non riesco a concentrarmi. Quindi faccio quella che mi sembra la cosa migliore da fare. Tu mi hai dato la più grande felicità possibile. Sei stato in ogni senso tutto quello che un uomo poteva essere. So che ti sto rovinando la vita. So che senza di me potresti lavorare e lo farai, lo so… Vedi non riesco neanche a scrivere degnamente queste righe… Voglio dirti che devo a te tutta la felicità della mia vita. Sei stato infinitamente paziente con me. E incredibilmente buono. Tutto mi ha abbandonata tranne la certezza della tua bontà. Non posso continuare a rovinare la tua vita. Non credo che due persone avrebbero potuto essere più felici di quanto lo siamo stati noi.”

Scena Iniziale del film The Hours (2002) diretto da Stephen Daldry e basato sul romanzo di Michael Cunningham:

 





“In my eyes your face remains”

29 04 2009

QUESTO è PER TE.

Ti ho davanti, guardo i tuoi occhi, guardo i tuoi gesti, ascolto le tue parole, vivo le tue paure e quella che è la tua realtà. Mi faccio spazio in te e inizio a perdermi. Il tempo ci passa accanto, lo sento, sento il suo scorrere incessante, ma afferriamo il momento e riusciamo a farlo nostro. Ogni attimo di quel tempo, racchiude in sé, qualcosa di te e di me, di noi. Quella quiete, quel sussurro che la tua bocca emana, e che io non disturbo. Siamo noi, nella semplicità che quell’attimo a saputo donarci. Conoscerti per quello che sei è tutto ciò che voglio, di cui ho bisogno. E in quei gesti, in quelle parole dette col cuore, perdermi è l’unica cosa di cui necessito. Mi doni il tuo mondo, mi fai entrare in punta di piedi, imparo ad osservarlo ma non tocco niente, arrivo quasi a sfiorarlo, ma non tocco. Rispetto quella strana realtà che non mi appartiene, ma che con grande volontà sei riuscita a mostrami. Trasportata dalle tue parole, cammino al tuo fianco. Sono lì con te, e la sento, sento la tua essenza. Prende forma e si mostra per quello che è. Pura e semplice. Unica.

Si torna indietro. Nell’unica realtà che accomuna entrambe. Ma stai tranquilla. Farò tesoro di quell’ambito tacito e nascosto che ti appartiene, e dal quale sono riuscita a cogliere la tua vera essenza. Porto con me le tue emozioni e i tuoi sentimenti. I tuoi insegnamenti.

Ho cercato di fermare il momento, attraverso l’uso di queste parole.

Per far in modo che duri per sempre, almeno questo.






Sogno di una notte di mezza estate

24 04 2009

ATTO PRIMO,  SCENA PRIMA.

LISANDRO:

“Perfino quando la scelta è concorde,la guerra, la morte, la malattia assediano l’amore,lo rendono momentaneo come un suono, furtivo come un’ombra, fuggevole come un sogno, breve come un lampo che in una notte nera sveli, ad un tratto, cielo e terra, ma, prima che si possa dire “Guarda!”, le mascelle del buio l’hanno divorato. Così in un istante svanisce ogni cosa che brilla.”

By WILLIAM SHAKESPEARE

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