Il sentimento di una donna interamente racchiuso nelle parole di questa lettera.

A Leonard:
“Carissimo. Sono certa che sto impazzendo di nuovo. Sono certa che non possiamo affrontare un altro di quei terribili momenti. Comincio a sentire voci e non riesco a concentrarmi. Quindi faccio quella che mi sembra la cosa migliore da fare. Tu mi hai dato la più grande felicità possibile. Sei stato in ogni senso tutto quello che un uomo poteva essere. So che ti sto rovinando la vita. So che senza di me potresti lavorare e lo farai, lo so… Vedi non riesco neanche a scrivere degnamente queste righe… Voglio dirti che devo a te tutta la felicità della mia vita. Sei stato infinitamente paziente con me. E incredibilmente buono. Tutto mi ha abbandonata tranne la certezza della tua bontà. Non posso continuare a rovinare la tua vita. Non credo che due persone avrebbero potuto essere più felici di quanto lo siamo stati noi.”
Scena Iniziale del film The Hours (2002) diretto da Stephen Daldry e basato sul romanzo di Michael Cunningham:
Davvero molto intensa come lettera. Ti cito però un pensiero di Seneca, che condivido:
“Anche se ci assillano vari motivi di segno negativo, è necessario, per riguardo dei propri cari, richiamare, sia pure a costo di sofferenze, il soffio vitale e trattenerlo in bocca [...] Talvolta anche il vivere è un atto di coraggio”
Parole fantastiche quelle di Seneca.
E’ vero, anche il vivere è un atto di coraggio, e anch’io ne condivido in parte il pensiero. Ogni situazione però, merita un riguardo diverso…la condizione di questa donna, la sofferenza che la teneva prigioniera alla vita, il sentire le voci… la vita stessa l’ha privata della tranquillità emotiva della quale ogni persona dovrebbe godere….non sto giustificando il suo gesto,qui la questione non è definire giusta o sbagliata, morale o immorale la sua scelta, semplicemente accettarla per quello che è stata. Anche il togliersi la vita, è una soluzione che come il vivere richiede il necessario coraggio. E questa donna ha fatto la sua scelta, pienamente cosciente delle conseguenze che avrebbe potuto suscitare….se una persona sceglie di vivere, o di morire, questa volontà deriva da se stesso, e tutte e due sono forme diverse di egoismo, se ci pensiamo bene…
Di Virginia Woolf ho letto alcuni romanzi, il migliore è per me “Orlando”.
Non sapevo che Virginia soffrisse di schizofrenia, il sentire le voci è un classico sintomo, e mi rattrista molto, soprattutto perché oggi questo disturbo è riconosciuto come neurologico e non ha nulla a che vedere con la pazzia, così come viene intesa comunemente. Oggi si convive tranquillamente con le voci e si seguono terapie apposite, soprattutto nei paesi del nord europa.
So che la Woolf si uccise nel 42 in piena guerra, e pensai che fosse dovuto al fatto che lei, per natura, tende a nteriorizzare il mondo esterno, come si può vedere nei suoi romanzi. Mai mi sarei aspettato un simile disturbo.
Poveretta, così brava a scrivere e lasciata da sola ad affrontare la sua malattia.